È l’atteggiamento che fa la differenza!

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  • 31 Maggio 2019

In un momento storico come il nostro è normale essere confusi sulla direzione da intraprendere, a volte ci sentiamo non compresi, come se la nostra bussola non funzionasse. È a questo punto che dobbiamo fermarci, fare un lungo respiro e chiederci: “Cosa voglio veramente?” Solo ponendoci le giuste domande riusciremo a scardinare le nostre più buie convinzioni. Troppe volte ci lasciamo coinvolgere dalle situazioni e diciamo frasi come “Non posso farci nulla”, non reagiamo e siamo passivi. Questo è ciò che accade nella maggior parte delle volte quando non si è soddisfatti di una situazione, che sia personale oppure lavorativa.

Cosa possiamo fare per uscire da un momento di impasse?

Quando ti parli cosa ti dici?

Non esiste solo la comunicazione con gli altri ma anche quella con noi stessi. Molte persone restano ancorate a periodi non facili della loro vita perché quando si parlano lo fanno in modo poco utile, questo accade soprattutto per le cose negative. Non solo è importante cosa ci diciamo, ma anche come lo diciamo, questo perché il comportamento dipenderà dal nostro stato d’animo che a sua volta dipende dal nostro dialogo interiore. Ad esempio, proviamo a pensare cosa ci diciamo quando ci sentiamo arrabbiati…Ora proviamo a dirci quella stessa cosa con un tono diverso, magari con la voce di Roberto Benigni… Va meglio vero?

Il limite è mentale

“Che tu creda di farcela o di non farcela avrai comunque ragione” (H. Ford)

Ed è proprio così!

Alcuni dei nostri comportamenti dipendono dalle convinzioni che nel corso degli anni si sono insinuate nella nostra mente ed influiscono sulla motivazione.  Mi piace pensare alle convinzioni come a dei semafori: colore rosso per quelle che ci limitano, colore verde per quelle che ci danno la carica. Le convinzioni potenzianti vanno benissimo, quelle che dovremmo cambiare, perché poco utili al raggiungimento di un obiettivo, sono quelle limitanti. Ma come? Mettendole in dubbio attraverso domande efficaci, senza dover necessariamente entrare nel contenuto della discussione, ad esempio:

A: Mi hanno parlato male di una persona che sto frequentando per alcune cose successe nel suo passato…

B: In che modo quello che è successo nel suo passato può influenzare il presente?

Una piccola lezione

Tempo fa mi sono imbattuta in un simpatico racconto che mi ha molto colpita, a voi la chiave di lettura:

“Una giovane andò dalla madre per lamentarsi della sua vita e di come fosse difficile. Si sentiva sfiduciata. Quando risolveva un problema se ne presentava subito un altro ed era stanca di lottare, tanto che pensava di darsi per vinta.

La madre la portò in cucina, prese tre pentolini, li riempì d’acqua e li pose sul fuoco. Quando l’acqua incominciò a bollire in uno mise delle carote, nell’altro delle uova e nell’ultimo dei chicchi di caffè. Lasciò bollire l’acqua senza dire una parola, mentre la figlia osservava con impazienza, domandandosi cosa la madre stesse facendo. Dopo venti minuti, la mamma spense il fuoco. Tirò fuori le carote e le mise in un piatto. Tirò fuori le uova e le mise in una scodella. Prese un colino, filtrò il caffè e lo mise in una tazza guardando la figlia le disse: “Cara figlia mia, carote, uova o caffè: cosa scegli?”

La figlia stupita non rispose e la madre la fece avvicinare. Le chiese di toccare le carote, che la ragazza trovò cedevoli, la invitò a rompere un uovo, ormai diventato sodo e le fece annusare e assaporare la tazza di caffè fumante, dall’aroma ricco e profumato. Finalmente la figlia le domandò:

“Cosa significa tutto questo, madre?”

La madre le spiegò che tutte le cose avevano affrontato la stessa avversità, “l’acqua bollente”, ma avevano reagito in maniera differente.

La carota, forte e superba, aveva lottato contro l’acqua, ma era diventata debole e molle.
L’uovo, così fragile nel suo guscio sottile che proteggeva l’interno liquido e nutriente, si era indurito.
I chicchi del caffè, invece, avevano fatto il miracolo: dopo essere stati nell’acqua, bollendo, l’avevano trasformata.

“Cosa scegli di essere, figlia mia? Quando l’avversità suona alla tua porta, come rispondi?
Sei come la carota che sembra forte, ma quando il dolore ti tocca diventi debole e priva di forza?
Sei come un uovo che nella sua fragilità nasconde un cuore tenero e un carattere buono, ma che le prove della vita induriscono? Il guscio sembra sempre lo stesso, ma l’interno è amareggiato e inaridito.

Oppure sei come un chicco di caffè, che cambia l’elemento che gli causa dolore e nel punto di ebollizione raggiunge il suo migliore aroma e sapore? Come un chicco di caffè, proprio quando le cose ti vanno male puoi reagire in maniera positiva e diffondere con il tuo atteggiamento “il profumo del caffè” intorno a te.

Le persone più serene e felici non sono quelle a cui tutto va bene, ma quelle che sanno prendersi il meglio della vita, nonostante tutto. Figlia mia, possa tu avere abbastanza gioia da renderti dolce, abbastanza prove da renderti forte e abbastanza speranza da renderti felice. Quando ti senti male e le difficoltà della vita ti sembrano enormi, cerca di salire ad un altro livello e l’acqua bollente si trasformerà in un caffè fragrante e profumato.”

Fra dire e fare… Coaching – Alessandra Abbattista

E voi cosa scegliete di essere?

Alessandra Chiuri – Career Coach